sabato 20 agosto 2022

                                 INTERVISTA  A  ROBERTO  VASSALLO

Biografia.

Sono nato a Genova cullato dall'inerzia della “macaia”, passando l’adolescenza come la maggior parte dei ragazzini, sino a quando scopro la passione per la poesia.

La scintilla nasce dai versi di Arthur Rimbaud con il Ballo degl'impiccati, poi leggendo gli scritti di Charles Baudelaire, Paul Verlaine, i racconti di Jack Kerouak e quelli di Ernest Hemingway.

L’incontro con la donna libanese che poi diventerà mia moglie, mi spronerà a lasciare l’Italia e un futuro incerto per trasferirmi in Libano, e sarà lei ad interessarmi alla filosofia cristiana, alle letture, sia della Sacra Bibbia, sia degli scritti apocrifi.

Da questa ricerca nasce il primo romanzo Maria e il libro dei tre mondi, che, tra esperienze vissute in prima persona e altre raccontate da amici e conoscenti, traccia un sentiero che attraversa, tra mito e realtà, l’immenso campo dell’inconscio.

Passati sette anni, ne prende forma un altro, totalmente diverso dal precedente, sia nella trama sia nel modo di narrare; due storie che trattano lo stesso tema, ma da due prospettive diverse: l’amore che vale la pena di essere raccontato. La voglia di raccontare e raccontarsi ha ripreso la sua essenza; non più fiabe fantastiche ma storie vere, come solo la vita ci narra, sta solo a noi scriverle (se vogliamo) senza perdere neanche una sillaba, raccontarle come si fa con gli amici, semplicemente come un soffio di vento che porta refrigerio. Nasce Variazioni sul tema.

Poi nel Febbraio 2020 scoppia la pandemia del corona virus, e in quei giorni di forzato “coprifuoco”, ho avuto l’occasione di rileggere i molti racconti che avevo scritto (e riposto in un cassetto) dal 2014, anno in cui ho cominciato a leggere i libri di Raymond Carver e guardare i film di Quentin Tarantino. Cosa succede quando s’incontrano le psicosi dei racconti di Carver e la didattica sanguinolenta di Tarantino? Da quello strano connubio, dopo anni di “invecchiamento in botti di rovere”, nasce Ti va di ballare. Storie di quotidiana alienazione, vicende che si possono leggere quotidianamente sui giornali, ma a cui il nostro occhio non presta più alcuna attenzione. Sono dodici storie di ordinaria follia, istantanee in bianco e nero della quotidianità che ci circonda e alla quale ci siamo, nostro malgrado, assuefatti. Ne viene fuori il ritratto di una società patriarcale ancorata al mito del maschio dominante, dove l’uomo però è proiettato in una nuova dimensione e perde il contatto con la realtà, ed è la donna, con le sue paure, le sue fragilità e nevrosi a prendere il sopravvento, ad afferrare il timone del comando e a dimostrare come davanti alle avversità sia sempre lei la più forte. A volte però bisognerebbe soffermarsi, e decifrare tra le righe tutta la disperazione che si cela tra gli spazi bianchi.
Il risultato è nelle pagine di queste “storie brevi” da leggere tutte d’un fiato. Il ritratto di una normalità fatta di attimi, che aprono il baratro al delirio della follia.



Ciao Roby, e grazie di essere ospite del mio blog. Intanto i miei complimenti per la tua ricerca intima e professionale dei temi e dei valori che accompagnano l'uomo durante la sua vita: l'amore, la spiritualità, il dolore, quello sordo, senza speranza, eppure non insensibile alla tenue fiammella della speranza, che sempre si erge in fondo al cuore, protestando per essere colta, come nell'ultimo racconto del tuo libro Ti va di ballare. Si avverte, nei tuoi lavori, l'innata curiosità, il disincanto ma anche la capacità di abbandonarsi dei tuoi personaggi, nel bene come nel male. Sul filo della Fantasia non vi è argomento che ti lasci indifferente o superficiale. Ti viene spontaneo osservare le situazioni e le persone con uno sguardo che definirei multidisciplinare, vista la tua acuta capacità di individuare il nocciolo della questione, la sua essenza, per tradurla non solamente con linguaggio scritto, ma anche pittorico, musicale, grafico, cinematografico. Un artista a tutto tondo, eclettico quanto basta per permettersi le notevoli doti comunicative che lo distinguono.


Ciao Loredana, prima di tutto vorrei ringraziarti per avermi ospitato nel tuo blog e dell'opportunità che mi dai, parlando un po' di me e dei miei lavori.

  1. Vorrei agganciarmi allo spunto divertente in cui ti riferisci alla tipica “macaia” genovese, che vivesti come una sorta di culla; cosa intendi con macaia?

    La macaia che intendo io è il torpore interiore, che pari al vento di scirocco caldo e umido avvolge il nostro essere come una cappa pesante e ci rende inermi e inerti a ciò che ci circonda, tutto ci scivola addosso e senza quasi rendercene conto anche il tempo, lo lasciamo andare via, quasi non ci appartenesse.

2. Oh! Ecco, nel mezzo della danza macabra
    nel cielo rosso un folle scheletro avanza
   di slancio, e come un cavallo impenna:
   e, poiché al collo la corda è stretta,
   raggrinza le dita sul femore che scricchiola
  con grida simili a ghigni
  e come un acrobata che rientra nella sua baracca
  rimbalza nel ballo al canto delle ossa.
  Alla nera forca, amabile moncone,
  danzano, danzano i paladini,
  i magri paladini del demonio,
  gli scheletri dei Saladini!

    Il tema dell'impiccato, caro al Rimbaud della tua adolescenza e celebrato da artisti come Villon, Brecht, De Andrè, ti ha ispirato all'inizio della tua passione per la scrittura. Vuoi raccontarci come?

    Ero in seconda media, ricordo un voluminoso libro di antologia, dove tra le poesie del Leopardi e del Carducci fece capolino, timida come una perla, il Ballo degl'impiccati di Arthur Rimbaud. Bastarono le prime righe e mi innamorai di quel modo di esprimersi, di quelle parole, e di quel mondo tetro ma poetico. É da lì che è cominciata la mia avventura; scrissi quasi di getto “Verrà il giorno”, un'allegoria del giorno del giudizio, sull'attesa del giudizio finale, quando tiri le somme di tutto quello che hai fatto e alla fine ti rendi conto che forse sarebbe stato meglio “non essere mai nati”.


  1. In che modo gli studi religiosi hanno portato alla stesura del primo romanzo Maria e il libro dei tre mondi?


    Di questo devo ringraziare Marlene, mia moglie; lei, e cinque anni di permanenza in Libano, mi hanno permesso di approfondire quelle che erano le mie poche conoscenze sulle religioni. Il Libano è un crocevia di culture, lingue e religioni diverse che affluiscono nello stesso mare, la spiritualità che sfocia nella gioia di vivere.

  2. La voglia di raccontare e raccontarsi ha ripreso la sua essenza; non più fiabe fantastiche ma storie vere, come solo la vita ci narra, sta solo a noi scriverle (se vogliamo) senza perdere neanche una sillaba, raccontarle come si fa con gli amici, semplicemente come un soffio di vento che porta refrigerio. Nasce Variazioni sul tema. Puoi dirci qualcosa su questo romanzo?

    Quando si pesca nel proprio passato, si trovano interessanti aneddoti rimasti sepolti nei cassetti della memoria che attendono solo di essere rinnovati. In questo caso due storie. La prima narra di un uomo che ritorna dopo una lunga assenza nei posti della sua gioventù, e lì trova gli amici di sempre; però il tempo e la lontananza hanno cambiato le cose, nessuno è più come prima, ed è inutile tirare il passato per la giacca per farlo ritornare. La seconda storia riguarda una ex collega di lavoro. Era stanca e delusa della sua situazione, sia sentimentale che affettiva, e dopo che me l'ebbe raccontata chiesi il permesso di riscriverla, cambiandone il finale. Il risultato non solo le piacque, ma si avverò anche.

  3. É interessante il connubio che nella mente degli autori, talvolta, prende forma dall'accostamento di diverse opere o diversi artisti. Come uno sguardo assolutamente soggettivo il quale, una volta svelato, può essere colto anche da altri. Ti chiedo, quale connessione hai ravvisato fra Raymond Carver e Quentin Tarantino?

    Carver è sintetico, scrive solo storie brevi e in poche pagine condensa tutta la vicenda, che a volte non ha nemmeno una fine. Tarantino invece è l'opposto, prolisso, duro ed esagerato; descrive le scene con dovizia di particolari, specialmente quelle oltremodo violente. Io ho raccolto il meglio dei due, l'essere sintetico e l'oltremodo violento.

  4. La tecnica “show don't tell” è molto consigliata nei corsi di scrittura creativa di ultima generazione. Mostra, non raccontare. Sembra questa l'intenzione nel tuo terzo romanzo, Ti va di ballare, dove premetti che “a volte però bisognerebbe soffermarsi e decifrare tra le righe, tutta la disperazione che si cela tra gli spazi bianchi”.

    Leggere non basta, bisognerebbe chiudere gli occhi e immaginare, perché se è vero che lo scrittore traccia la sceneggiatura, è anche vero che è il lettore a dirigere la scena.

  5. La tua sensibilità ti fa cogliere gli aspetti del femminile come vincenti, dopo millenni di sottomissione e violenze subite, ma come vivi questa presa di coscienza? Come una sconfitta? Oppure, secondo il tuo stile nella scrittura, osservando il fenomeno con una sorta di ironico distacco?

    Mi rendo conto che certe mentalità sono dure a morire, io non ho fatto altro che vedere le cose come sono, per la donna; così come, per l'uomo, c'è un solo posto, quello “accanto”.

  6. Quanto è importante l'ironia, nelle tue creazioni?

    L'ironia è il sale che da più gusto alla nostra esistenza, è quella che ti aiuta a svegliarti il giorno dopo e ti fa vedere il sole in un giorno di pioggia.

  7. Passiamo a domande meno classiche, leggermente più fantasiose. Possiamo permettercele data la confidenza che nasce dal nostro grado di parentela, e da tante avventure creative condivise. Quale demone o quale angelo guidano la tua mano? E, se sì, accade sempre, o solo in alcuni passaggi?

    L'unico demone che a volte si traveste da angelo, e viceversa, è la fantasia. Quando sono sotto i suoi effluvi mi lascio andare, scrivo e scrivo senza pensarci, perché ne sono posseduto, poi quando realizzo a mente fredda che ho finito, rientro in me ma lascio quasi tutto così com'è, perché la mia parte inconscia ha avuto ancora il sopravvento.

  8. Definiresti la scrittura terapeutica?

         Sicuramente sì. Se non avessi scritto, forse non avrei trovato quella valvola di sfogo, che                         probabilmente avrei trovato altrove. Sì, scrivere fa bene perché distende, dilata il tempo, ci                     impegna a trovare una nostra strada e ci fa conoscere noi stessi.

11.   Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono diventare scrittori? Quali le insidie, le trappole,                      pareggiate o meno dalle gioie e soddisfazioni?

       Inutile starci a girare attorno, scrivere è un fatto molto personale, per come la vedo io. Per i                     racconti che scrivevo e che scrivo adesso, è un percorso, un viaggio fantastico in me stesso. So               dove sono partito, ma non so dove mi porta.

12. Come ti vedi da “vecchio e cadente, raccontare a tutta la gente del tuo falso incidente?” (Cit. Un            giorno credi, di E.Bennato).

     Ho passato da tanto l'età per essere un mito od un eroe e quindi mi devo accontentare di diventare           vecchio e cadente...

13.Se dovessi consigliare un ascolto musicale come accompagnamento per le tue opere letterarie, su           cosa cadrebbe la tua playlist ideale?

    Senza dubbio J. S. Bach per Maria e il libro dei tre mondi, e in particolare la Passione secondo             Matteo. Per Variazioni sul tema, potrebbe essere un buon accompagnamento Sympathy for the devil     dei Rolling Stones; e per finire con Ti va di ballare, Lunfardia di Adriano Celentano, specialmente nell'ultimo racconto.

14. Descrivi un tuo rito fantasioso e personale allorchè ti accingi a scrivere. O una piccola mania.

      Non ho riti o gesti scaramantici, per quanto possa sembrare strano. Ho solo bisogno di silenzio, il           più assordante possibile.

15. Scrivere per gli altri, scrivere per sè: dove il confine?

      Il confine si supera quando quello che hai scritto viene letto da altri; da quel momento non ti                  appartiene più. Scrivere è una relazione intima con i propri sentimenti, ma sappiamo anche che chi        scrive, sotto sotto, vuole che gli altri lo leggano.

16. La vena creativa: da cosa nasce? E perché muore?

      A volte basta davvero poco per farla scaturire, è come una passione, arriva d'improvviso, la vivi             finché puoi e poi la lasci morire, perché le passioni troppo lunghe diventano noia.

17. Parlaci dei tuoi progetti futuri, da qui a trent'anni! Indica i links e i contatti di riferimento dove i              lettori possono trovare i tuoi libri.

      Mi piacerebbe ritornare a scrivere, perché c'è sempre un vecchio progetto più e più volte               rimandato, che ogni tanto fa capolino e può darsi che questa sia la volta buona.

      Per coloro che volessero approfondire le tematiche che ho trattato, ecco i link per degli spunti:

      Variazioni sul tema https://www.kimerik.it/libro/1444/variazioni-sul-tema-roberto-vassallo/

      Ti va di ballare: https://tinyurl.com/3ekxuyvc

      Maria e il libro dei tre mondi non è più disponibile nelle librerie, ne posseggo delle copie per chi            volesse leggerlo.

18. Ultima domanda. Noi abbiamo condiviso per diversi anni l'esperienza nella Compagnia Teatrale La        Conchiglia, che ci ha visti creare eventi di ogni sorta, sempre beneficiando della tua disponibilità e        capacità di creatore di siti web, di fotografo, videomaker e pittore. Ricordo la presentazione teatrale       del tuo romanzo Maria e il libro dei tre mondi. Vuoi dirci come hai vissuto, in quanto autore, il               vedere trasposte le tue parole in un'azione scenica? Un'esperienza che consiglieresti?

    Senza dubbio l'esperienza con la Conchiglia, con te, Maury e tutti coloro con cui ho lavorato, mi ha        fatto crescere; il teatro, recitare, leggere i copioni, tutto estremamente esaltante, ma nulla è             paragonabile, a mio parere, a vedere una propria creatura prendere vita, in parole, gesti, musica e danza, per diventare arte fruibile.








venerdì 12 agosto 2022

 



Memorie di una regista scostumata: Attacchi di panico con fantasia (Italian Edition): Scalza, Contessa: 9798843874575: Amazon.com: Books

Le foto pubblicate si riferiscono a due spettacoli significativi che scrissi e diressi nei primi anni 2000: Freddie Mercury, my fairy king, e Gesù. Trasgressione & Spiritualità. Ma la vera spiritualità, non è forse una forma di trasgressione verso ogni dogma e indottrinamento? Gesù non era un ribelle per i suoi tempi? Ascoltare la voce di Freddie, poi, ci trasporta in alto, al di là di etichette e logiche di mercato.

L'Arte stessa, se fatta col cuore, è pura spiritualità...

 https://www.facebook.com/groups/scrittriciescrittoriemergenti/permalink/1395850624240940/


Presento il mio quarto romanzo, appena pubblicato e disponibile in formato e - book ed in cartaceo.

E' possibile leggere alcuni estratti cliccando sui seguenti links.

Grazie se lascerete un commento, noi autori ed autrici che pubblichiamo in self possiamo crescere grazie ai commenti ed alle recensioni dei nostri fedeli lettori.

Contessa Scalza è il mio pseudonimo, vi piace?

Memorie di una regista scostumata: Attacchi di panico con fantasia (Italian Edition): Scalza, Contessa: 9798843874575: Amazon.com: Books


martedì 5 luglio 2022

 INTERVISTA A MONICA PASERO A CURA DI LOREDANA ZINO


Monica Pasero è un’esploratrice della Scrittura a tutto tondo. Si occupa instancabilmente di narrativa per adulti, per ragazzi e bambini, poesia, editing, prefazioni; è blogger, collaboratrice di siti di scrittura, intervistatrice di artisti delle svariate discipline. Recensionista; strumento col quale “riporta alla luce la parte più emozionale della narrazione, analizzandone in primis il contenuto”. È intervenuta presso Istituti di scuola secondaria dove ha trasmesso al mondo adolescente l'importanza del sogno e della memoria storica. La parola chiave del suo vissuto intimo e confidenziale con il mondo della scrittura è ecletticità. Impreziosita dall'amore per la profondità, che acquisisce attraverso lo studio e la passione per il ventaglio delle formule creative, editoriali, e formative, che all'arte dello scrivere fanno riferimento. L'impegno ad acquisire capacità come grafica interna ed esterna, completa il ritratto fino a qui rintracciabile di questa artista cuneese, nata il 24 Febbraio 1973. Altrettanto considerevole il contributo di post quotidiani che la Pasero scrive sui social, vere gocce di fresca rugiada che dissetano l'umana sete di Speranza, Bellezza, e Fede. Grazie di avere accettato di essere intervistata, Monica. Vorrei chiederti di cominciare raccontando del tuo contributo nelle scuole e il legame che esiste, secondo la tua Visione, fra Sogno e Memoria storica. La mia esperienza nella scuola secondaria del mio paese, nasce grazie alla collaborazione con l’insegnante di Lettere: Bruna Demaria e altre sue colleghe che insieme ai loro alunni hanno realizzato dei pensieri sull’importanza della memoria storica. Queste riflessioni sono state pubblicate nel mio libro di narrativa per ragazzi “Messaggi dalla storia” che si ricollega a “Lungo viaggio verso il ritorno” entrambi i libri riportano episodi storici di grandi del passato. Troveremo Anna Frank nel suo nascondiglio, con i suoi sogni e le speranze; conosceremo la delusione di Martin Luther King, quando suo padre non poté entrare dalla porta principale ad acquistargli le sue tanto sognate scarpe, perché nero… Conosceremo Alfred Nobel e il suo grande rimorso, comprenderemo come nacque l’dea di indire “Il premio Nobel”, viaggeremo con Garibaldi durante la Spedizione dei mille, per poi finire a tentar di volare con Leonardo da Vinci con il suo primo prototipo di aliante, e poi insieme a Galileo a mirar il cielo e i suoi numerosi misteri; per poi ritrovarsi in un deserto insieme ad Antoine de Saint-Exupéry e il suo piccolo principe. Saranno tanti i personaggi che si alterneranno in queste due opere; ma tutti con un grande sogno nel cuore. Nei miei interventi ho cercato di motivare i ragazzi a credere fermamente nei propri sogni e a tenere sempre bene a mente il passato, imparare da esso, perché nessuno uomo, donna o bambino non abbia vissuto invano. Esempi di quanto il sogno possa cambiare la nostra vita ce ne sono tanti. Siamo qui, come direbbe Coelho, “Per realizzare la nostra Leggenda personale” e nessuno dovrebbe rinunciarvi per un sistema corrotto, una società sempre più superficiale. Le nuove generazioni devono mantenere vivo in loro il sogno! E la memoria storica è fondamentale per ricordare ai giovani che solo i grandi visionari e sognatori hanno scritto la Storia. Colpisce il numero delle tue pubblicazioni rispetto alla tua ancor giovane età. Vuoi raccontare ai lettori qual è il ritmo medio della tua scrittura quotidiana, e quand'è che decidi che un'opera è pronta? Sinceramente non programmo quasi nulla, le mie opere possono nascere a distanza di diversi anni, oppure di pochi mesi, vado di cuore e lascio che la penna (anzi meglio dire la tastiera del pc) scriva per me. Non pianifico mai nulla, in fondo come dice un vecchio detto: “L’uomo pianifica e Dio ride”. Lascio che sia la mia voglia di scrivere, di comunicare a decidere le tempistiche; quando leggo il finale so che la mia opera è completa, solo se mi ha provocato emozioni. Il mio metro di giudizio è l’emozione che mi dà. Seppur sia molto severa con me stessa, mai contenta, rileggo, rivedo i testi decine e decine di volte, sono sempre insicura, lo ammetto, ma alla fine: quello che davvero conta è quando un lettore mi scrive e mi dice: “sei riuscita a farmi piangere, a farmi emozionare, riflettere…” e questo vale di più della mia perenne insicurezza. Nella silloge poetica “Anime Erranti” scrivi a quattro mani con Franco Cavigliano. E nel libro “Ironicamente Noi Equilibri Instabili” collabori con Leonardo Carrozzo. Come nascono queste collaborazioni e quanto è impegnativo lavorare come co-autori? Io e Franco Cavigliano scrivevamo da anni sulla sua pagina “Anime Erranti” poi, per motivi ancor a noi ignoti, Facebook l’ha rimossa. Anime Erranti è la raccolta dei nostri versi comuni, alcune poesie scritte a due mani, altre singolarmente. Poesie particolari che hanno un comune intento: proclamar la bellezza dell’eterno, dell’amore e della spiritualità. Versi ispirati dalle grandi forze universali che ci governano. Per quanto riguarda la collaborazione con Leonardo Carrozzo, amico di vecchia data, viene citato nel libro come autore perché la narrazione nasce grazie ad una sua idea, la sua ironia, la sua verve mi hanno concesso di riprodurre le sue idee in parole. Il libro è stato scritto da me, con qualche sua appendice, ma senza le sue idee non sarebbe mai nato. Ad entrambi questi due autori, provenienti da mondi diametralmente opposti, devo molto! Franco mi ha permesso di scrivere di terre lontane site nell’ anima, aprirmi alla spiritualità, a versi complessi ma ispirati. Leonardo mi ha portato ironia, sorrisi e mi ha permesso di cimentarmi in un romanzo spassoso, ironico, e davvero piacevole da leggere. Hai lavorato con alcune Case editrici dove immagino ti sia formata come editor, e hai introdotto il Catalogo d’arte di Fabrizio Gavatorta, e recensito l'artista internazionale Ester Crocetta. Abbiamo menzionato la tua attività come grafica. Quale tipo di interesse, o fascino, esercita sulla tua Anima l'uso del colore? Ho fatto tanta gavetta! Sono entrata nel mondo editoriale profana di come funzionasse, di quali fossero i meccanismi interni, alcuni mi sono piaciuti altri per nulla, però volevo imparare e con una buona dose di testardaggine ho continuato. Mi piace imparare, mi piace mettermi in gioco e spingere oltre i miei limiti, e così ho fatto. Le mie esperienze mi hanno insegnato che tutto serve e che ogni persona che incontri è lì per insegnarti qualcosa. E io ringrazio chi mi ha dato fiducia, mi ha aiutata, e anche chi mi ha usata, ad ognuno di loro devo ciò che sono oggi. Per quanto riguarda l’introduzione al catalogo d’arte del Pittore delle Ombre, mi è stato proposto dall’artista stesso; medesimo discorso per l’artista Ester Crocetta; entrambi mi hanno dato fiducia e io li ringrazio. Per vari motivi sia lavorativi che personali, ho dovuto imparare a realizzare immagini; non sono una grafica professionista, ma grazie all’ esperienza in campo editoriale so realizzare illustrazioni e copertine. Mi piace dare un abito a un libro che non sia il classico visto e rivisto, la vita in fondo non in bianco e nero! Perché mai dovrebbe esserlo un romanzo o una raccolta poetica? Ci va personalità! Per questo immagini e colori spaziano nelle pagine delle mie creazioni e nei libri che ho curato per terzi. L’anima è a colori, e il colore mi rammenta spesso che la vita è un disegno… ma se è colorato, è più bello. Hai ottenuto una menzione d'onore col romanzo “Messaggi dalla Storia”. Un altro esempio di attenzione nei riguardi della Memoria storica? O altro? Una menzione tanto inaspettata quanto gradita, partecipando al “Premio internazionale Michelangelo città di Savarezza”. Le motivazioni per questo premio partono per l’intento di realizzare una narrazione adatta ai più giovani, ma nel contempo che possa lasciare messaggi storici che non siano solo date. Messaggi dalla Storia, infatti, racconta la storia ai ragazzi sotto un altro punto di vista. I personaggi visti non solo come eroi, inventori, esploratori, scienziati, artisti, scrittori, ma uomini con paure e tanti sogni. Restando in tema storico, sei giunta in finale con la poesia “Soldato” al concorso “Emozioni dal fronte”, ottenendo l'inserimento nell'Antologia omonima legata al concorso. Ti sei ispirata ad un fatto reale o si tratta di un'opera di Fantasia? Grazie agli amici di Tea Poetry, e cito volentieri il poeta Guido Giannini con cui ho collaborato alla realizzazione delle sue raccolte poetiche, ho partecipato a questo concorso: “Emozioni dal Fronte”. La mia poesia, “Il soldato”, racconta la disperazione di un uomo, un soldato, con un fucile tra le braccia, e non il suo amato bambino, che comprende che per proteggere suo figlio sta uccidendo altri figli, altri padri e madri. La follia della guerra che ci vede uno contro l’altro a scontrarci per un’assurda sete di potere, decisa da chi la guerra non la fa! Ma l’assiste su una comoda poltrona. Nel tuo blog “Oltre scrittura liberi pensatori crescono”, ti sbizzarrisci ad intervistare Maestri di Classica, Tenori, Pianisti, Poeti, Scrittori, Filosofi, Editori, Attori teatrali e Musicisti. Cantava Tosca nell'opera omonima “L'arte, nel suo mistero, le diverse bellezze insieme confonde”. Hai trovato un terreno comune, una similitudine, fra tutte queste categorie di artisti, o fra alcune di esse? Tutti gli artisti che dal luglio 2014 a oggi che sono stati ospiti sul mio blog, arrivavano da mondi artistici diversi, ho ospitato diversi nomi internazionali della Classica, ma anche scrittori, poeti, editori, musicisti, cantanti, attori teatrali, giornalisti, pittori, scultori e anche gente tra virgolette comune, artigiani. Ciò che accomuna i miei ospiti è il sogno, la passione per la propria arte che ha reso la loro vita straordinaria. “La Poesia è l’espressione, attraverso il linguaggio umano ricondotto al suo ritmo essenziale, del senso misterioso degli aspetti dell’esistenza: ella conferisce così autenticità al nostro soggiorno ed è il solo compito spirituale”. Stéphane Mallarmé. Mi permetto di citare il Poeta di cui discorrevamo assieme, per chiederti se concordi col suo pensiero nei riguardi della Poesia, e come vivi tu il passaggio da Monica Poeta a Monica Narratrice, e viceversa. Mallarmé aveva compreso che ci sono messaggi silenti, che solo la passione e l’amore possono fare emergere. La poesia è un’espressione del nostro stato, quello spesso più vero, recluso al mondo, e solo trasformato in versi può urlare la sua veridicità, ma pochi riescono a tradurre ciò che un’anima poetica concede di sé. Non mi sono mai sentita né poetessa né narratrice, perché rimango me stessa sempre. Forse direi “Monica libera” quando scrivo, mi sento libera. Nei tuoi numerosi romanzi, quali generi hai esplorato e a quale ti senti più affine? Forse il legame tra anime gemelle è il tema a me più caro, che ricorre in diversi miei romanzi come “La mia Venezia”, “Leggenda di un amore eterno”, “Il Varco fra i due mondi” e di ultima uscita “La Smentita”. Credo nella reincarnazione e alle anime gemelle, siamo la parte mancante di qualcuno, in attesa di ritrovarci. Non tutti si ritrovano, forse per questo molti di noi passano l’esistenza con quel senso di vuoto, di incompletezza che non si placa mai. Il libro a me più caro è “La mia Venezia”, forse perché Venezia mi è molto cara da diversi secoli… e perché all’ amore eterno… io ancor ci credo. Alcuni romanzi li hai scritti su commissione, è un lavoro che offri fra le tue varie competenze che sono riportate sul tuo sito “Passione Lavoro”. Come riesci a calarti nei panni della persona che ti affida la sua storia da raccontare? Credo che sia un dono, un’empatia che si avverte tra chi racconta e chi scrive. E soprattutto occorre tanta professionalità e cura dei dettagli, perché entrar nel cuore di una storia non tua, non è una passeggiata. Osservando la tua grande passione, professionalità e dedizione mi viene spontaneo domandarti di spiegare in che modo vedi lo strumento della scrittura come un mezzo per “aprire i cuori e anime ancora dormienti”. La scrittura scava nel profondo, le parole sono armi che spesso feriscono e vengono usate con superficialità; sottovalutiamo la potenza del messaggio, per questo invito sempre gli scrittori scrivere di speranza, d’amore di rinascita di vita! Odio, morte, cattiveria, catastrofi, tragedie, timore alimentano già le menti umane, si diffonde sempre più questo comune pensiero fatto di disfatta, distruzione, paura, fine! I pensieri possono molto! Uniti diventano fonte di energia rigeneratrice; per questo nel mio piccolo diffondo parole di speranza, di rinascita, di amore e fede, cerco di trasmettere il messaggio che solo il pensiero positivo può cambiare le carte in tavola. L’Universo è uno specchio e di rimando ci dà ciò che pensiamo e mostriamo. Quali sono i tuoi progetti futuri? Sto realizzando una Collana di favole per bambini, di cui sto curando il testo, le illustrazioni, la grafica, insomma come sempre faccio tutto da sola. La Collana sarà composta da 12 libretti, un progetto ambizioso che spero porti gioia ai miei piccoli lettori e non. Per visitare il blog potete cliccare su questo Link
https://oltrescrittura.blogspot.com/ Per visitare la sua pagina “Passione e Lavoro” potete cliccare su questo Link https://www.facebook.com/passionelavoroservizieditoriali Molti dei suoi libri sono acquistabili a questo link https://www.amazon.it/s?k=Monica+Pasero&__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=1IIRJFT39EPW2&sprefix=monica+pasero%2Caps%2C812&ref=nb_sb_noss_1

venerdì 24 giugno 2022


 Esiste nel linguaggio cinematografico una tecnica, detta “soggettiva” in cui la telecamera sostituisce appunto il soggetto, avanzando nello spazio della location come fosse questi a muoversi; ciò che la telecamera narra è la visione o meglio, il “punto di vista” della persona o della cosa che osserva luoghi, persone e situazioni via via svolgersi sotto i suoi occhi.

Avrete fatto caso alla ripresa di una facciona che appare sollevando il coperchio di un vasetto di yogurt, nelle pubblicità, come se ci fosse una telecamerina sul fondo del vasetto, puntata verso l'alto! Quella è la soggettiva del vasetto di yogurt, ed è la tecnica usata da Bianca Fasano nel suo racconto, “Lo Specchio”.
Il libro di cui fa parte “Lo Specchio” è una raccolta omonima di sei racconti, scritti adoperando diversi punti di vista.
La Fasano narra ora in prima persona, ora in terza, mentre nel racconto scelto come apertura adopera il punto di vista di uno specchio, oggetto di famiglia, spiato da un osservatore esterno che ne descrive le generazioni a cui è appartenuto, i diversi arredamenti che si succedono nel tempo, le facce che vi si riflettono in un lungo e rotondo peregrinare, di casa in casa, fino alla chiusura del cerchio.
Un elemento importante nello stile di Bianca Fasano è la napoletanità. Lungi dalla facile scelta di intercalari o di espressioni popolari, la napoletanità è avvertita nella parlata essenziale e asciutta, franca e onesta, senza giri di parole, dalla terminologia tanto semplice quanto potente, nella forza evocativa di stati d'animo e descrizioni varie in cui l'autrice non si attarda e di cui non si sente la mancanza.
Pure, avrebbe potuto esibirsi in una dettagliata spiegazione di tutta la letteratura esistente sulla simbologia dello specchio; non lo ha fatto, ha preferito affidare alla sola forza di quelle due parole “lo specchio” la marea di interpretazioni libere dei lettori, e questa è la forza di uno scrittore: evocare, non spiegare.
Umanità, sobria accettazione del destino ma anche forza d'animo e spiccata intelligenza, senso pratico e altruismo sono i valori che emergono dalle storie, alcune dal sapore autobiografico come “Il Mal di Denti” dove paragona, e idealmente accompagna, una tribolazione fisica alla tribolazione emotiva per un fatto di cronaca realmente accaduto, il caso di Alfredino Rampi.
O ne “Il Padre” in cui la protagonista trova la forza di volgere al bene un male, quasi in un implicito accordo con leggi destiniche dove si trova suo malgrado a nuotare, ma anziché resistere asseconda il fluire degli eventi, e la vita, alla fine, le riserverà ancora belle sorprese.
Chiude la raccolta la poesia “Goditi il tuo fuoco”, trascritta a mano sopra l'autoritratto dell'autrice che, ricordiamo, è anche pittrice, e giornalista impegnata in problematiche sociali. Personalmente la conobbi nel 1996 come fondatrice dell'Accademia dei Parmenidei di Salerno e di un prestigioso Premio Letterario per il quale si spendeva con grande devozione e indefesso lavoro.
Mi colpirono il suo contagioso entusiasmo e la sua luce, dapprima al telefono e poi di persona, quando la incontrai a Salerno.
“Nella sua lettura gratuita”, scrive la Fasano “(Lo Specchio) ha avuto, in pochi mesi, oltre 250 letture”, e prosegue “Non tutti gli scrittori sono aiutati da campagne pubblicitarie e molti, come me, sono 'figli di un dio minore', per cui l'unico autentico sostegno ci viene da chi ci legge”.
Il libro, edito da Accademia dei Parmenidei, è in vendita su molte piattaforme del web.
La copertina è un dipinto di Bianca Fasano.
Loredana Zino 24 Giugno 2022

sabato 18 giugno 2022


 

Ammetto che sono un profano di musica rock. Ergo: non ci capisco molto! I miei figli dicono che sono “vintage” un po' su tutto. Anche sulla musica.
Sì, sì, ascolto anche io qualcosa di quel genere, però non conosco a fondo la storia dei gruppi, la nazionalità di chi ne fa parte e la loro parte più personale. Sono colpevole anche di non saper distinguere molto della loro musica.
So solo però che ho letto questo bellissimo libro “La marcia della regina nera” (Kaos-Gammalibri editore 1991) dell'amica Loredana Zino e mi ha illuminato su questo personaggio. Sapevo che c'era stato un film su di lui perchè me lo hanno detto i miei figli adolescenti che l'hanno visto al cinema. Quella volta, al rientro a casa, me ne hanno parlato entusiasti per una settimana intera.
Avevo ascoltato, e tutt'ora ascolto, qualche pezzo dei Queen fondati appunto da Mercury, e debbo dire che mi piacciono molto. Non sapevo, ad esempio, che fossero inglesi, me li facevo americani.... chissà perchè!!
Curioso però come ho scoperto questa biografia. Conobbi Loredana qualche tempo fa per un suo scritto, diario/memoria di una vita passata a teatro come regista e sceneggiatrice. Lo lessi nel gruppo comune di scrittori di cui facciamo parte. Le scrissi che il suo testo meritava davvero di essere pubblicato. Così diventammo amici di facebook; subito dopo, mi scrisse che era autrice di questo altro libro su Freddie Mercury, con due ristampe, ma che non si trovava più in commercio. Lei stessa me ne segnalò solo un paio di copie su Ebay. Una di queste l'ho presa al volo, mi é arrivata, l'ho letta in dieci giorni.... e ne sono rimasto si può dire “folgorato”!
Soprattutto l'ultimo capitolo riguardante la morte per aids nel letto/sudario di Mercury. Una descrizione da far accapponare la pelle: lui rannicchiato in posizione fetale, sudato, che respirava a fatica per via della devastante polmonite (causata dall'aids) e gli ultimi rantoli che preludevano la sua morte. Una scena davvero intensa, come se Loredana fosse presente anch'ella al capezzale di questo mito del rock, assieme alla compagna/amica di Mercury. E poi anche l'inizio del libro, una sorta di diario romanzato dove si segue tutto ciò che é stato ed ha fatto Mercury. Come se Loredana fosse sempre presente come testimone: una sorta di drone nascosto. Un'efficacia letteraria scelta dall'autrice che tiene vivo e sveglio il lettore. Un libro che merita davvero tanto. Da gustarsi pagina dopo pagina. Emozione dopo emozione che trasudano dalle righe di quelle pagine.
Una storia che non conoscevo. Un mito del rock molto umano e carnale, con una vita a dir poco “sballata”? Ai posteri l'ardua sentenza!!

Ciao ragazzi, oggi sono a segnalarvi il romanzo di Elisa Caccavale, "I FIGLI DEGLI ALTRI", edito da PAV Edizioni. Se andate al li...