sabato 28 gennaio 2023
sabato 14 gennaio 2023
mercoledì 21 dicembre 2022
giovedì 8 dicembre 2022
Cari Amici,
Ho appena pubblicato un libro di favole, intitolato "UNO STRAORDINARIO NATALE", adatto a grandi e piccini!
Sto continuando a usare lo pseudonimo Contessa Scalza, ormai ci sono affezionata, lo trovo simpatico; voi che ne pensate?
Ma questo libro è nato da una magia...La favola più lunga, infatti, e tutto il libro, sono dedicati alla mia gatta Cirillina, detta Ciry, che ci ha lasciati il 21 Ottobre scorso.
Per realizzare la copertina, pochi giorni prima di mandarlo in stampa mi stavo guardando in giro, non trovando niente che le rendesse giustizia. Una sera, accesi il pc e a tutto schermo trovai un disegno dolcissimo, ricco di dettagli disegnati con amore, con un messaggio dell'amica Silvia Riberti.
"Ti avevo pensato due settimane fa e l'ispirazione mi spingeva a ciò che vedi..", scrisse, riferendosi alla scomparsa di Ciry, di cui aveva letto su facebook.
Rimasi folgorata dalla coincidenza, e dalla manifestazione di empatia di questa pittrice, che da distante aveva percepito la mia tristezza, decidendo di donarmi un ritratto della micia!
Da quell'emozione, a chiederle il permesso di usare il dipinto per la cover, fu un attimo!
E così, ecco qua il frutto del nostro lavoro in collaborazione, disponibile subito nei formati e-book e cartaceo.
mercoledì 2 novembre 2022
“Chi sono io?” più volte si domandano gli attori che, per professione, scelgono di mettersi nei panni degli altri. Un lavoro quello dell'attore che può creare anche delle confusioni, delle difficoltà, vere e proprie crisi d'identità...
Il teatro però può essere anche efficace nel superare alcune difficoltà umane: con la terapia del teatro si possono superare molte insicurezze, ad esempio gli attacchi di panico. E proprio su questo ultimo punto Loredana Zino ne scrive nella premessa del suo nuovo libro “Memorie di una regista scostumata”: «Stavo toccando con mano il peggio che potesse riservarmi la sindrome da attacchi di panico, da lì in avanti non potevo far altro che imboccare la risalita». Loredana all'età di 35 anni ha cominciato ad occuparsi di teatro come regista e sceneggiatrice, scoprendo un mondo fantastico che le ha permesso di, come lei stessa scrive nel libro, «mettere in scena i miei casini interiori, i copioni che il mio inconscio, come meccanismo di difesa, mi spingeva a recitare nella vita. Non mi sento un caso speciale, al contrario, mi reputo molto comune. Ognuno di noi, che si esibisca in pietanze succulente o in tinteggiatura delle pareti, sia che entri in un'aula scolastica o di tribunale, obbedisce senza saperlo a dei copioni interni, perlopiù schemi difensivi radicati nell'infanzia».
Il teatro usato dunque come se si fosse dallo psicanalista, cercando di scoprire chi si è veramente, cercando ed accettando quei lati oscuri che tutti noi nel nostro inconscio abbiamo. «Per me – dice sempre Loredana- il teatro è stato una grossa palestra di vita. Fin dai primi esercizi dei corsi di recitazione ti fanno prendere coscienza del corpo. Nella posizione in cui sei ora, fai caso a come sono le dita dei tuoi piedi dentro le scarpe».
Nel libro, assieme a Loredana che è la voce narrante, possiamo incontrare numerosi amici e compagni di gioco. Lei si definisce come una regista «volutamente non professionale», quella che si direbbe essere un “cane sciolto”, umile, senza richiedere onori ed ambizioni per se.
Poiché non esiste un teatro di serie A ed uno di serie B, e come lei stessa ricorda ciò che la sua maestra, una certa Nannarella, le aveva insegnato: «Esiste il Teatro».
Nell'intenzione di Loredana c'è anche la volontà di fare avvicinare il pubblico al palcoscenico ed in primis il regista agli attori perché, come lei stessa scrive «i ruoli sono fatti per noi, e non noi per i ruoli». Anche se le gerarchie esistono nel teatro non dovrebbero, secondo Zino, ruoli così rigidi e definiti:«A me piacerebbe – scrive - ridurre questa distanza». Inoltre Loredana vorrebbe, facendo teatro, contribuire «a muovere le acque stagne in cui il teatro si dibatteva dal secolo scorso» e nello stesso tempo insinuare «nelle menti ribelli il tarlo della ricerca, e allora potevo farlo solo nel mio modo, spesso provocatorio». Nel volume Loredana Zino parla anche del corso di scrittura creativa che aveva messo in piedi, una bella esperienza «presso il centro Lara di terapie alternative in Largo Zecca, dove avevo uno sparuto gruppetto di allievi: tre donne di diverse età ed un uomo, incredibilmente motivati, forse attratti dalla mia aria delicata e dalla vena creativa ben delineata. Tenevo le lezioni il sabato mattina. Avevamo un lungo tavolo massiccio e una bella sala classica a disposizione, e sempre corredavo gli esercizi che proponevo ad una serie di musiche accuratamente selezionate, per il cui motivo viaggiavo con le borse sfondate dai cd e dai libri. Conservo ancora le lettere che ci scambiammo con la mia allieva, la Francese, e le lettere d'amore che inventavo per un certo Ernesto, con lo scopo di aiutarlo a conquistare la sua bella. Fui senza saperlo una di quelli che attualmente si chiamano Ghostwriters, scrittori fantasma che scrivono per altri». Una donna dunque dalle molteplici risorse ed energie, tanto che in seguito spaziò dai «gruppi e laboratori, dalla Scrittura Zen ai Poeti Maledetti, da Jesus Christ Superstar al Disegno Libero e Mandalico, coadiuvata da Geronimo quest'ultimo; e quando fui in grado, corsi e workshops di teatro e teatroterapia». Un artista a tutto tondo, insomma, fatta di notevoli esperienze ed avventure professionali avviate a 360 gradi. Il tutto ed anche altro scritto in questo meraviglioso libro di memorie, edito in proprio, che ci fa capire come ognuno di noi può essere se stesso mettendosi in gioco e cercando di capire le varie possibilità, artistiche o meno, che la vita ci offre.
Senza dimenticarci che, fondamentalmente, il teatro è corpo e che è necessario prendere confidenza con esso.
Davide Pelanda
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sabato 8 ottobre 2022
Nel mio breve racconto fantasy-esoterico si parla dell'incontro di Veronica con un misterioso clochard, nel quartiere parigino di Montmartre.
In uscita dal 21 Ottobre, è disponibile solo in e-book a Euro 2,93, e prenotabile fin da subito !!
Un enorme grazie a Sara Purpura per la copertina❤️
Contessa Scalza 🌹
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venerdì 30 settembre 2022
INTERVISTA ALL'ARTISTA E TRADUTTRICE MICHAELA NICOLOSI
La giornata mondiale della traduzione (International Translation Day – Journée mondiale de la traduction) è un evento celebrato ogni anno il 30 settembre in corrispondenza della festa di san Girolamo, il traduttore della Bibbia, considerato il santo patrono dei traduttori.
Il 30 settembre è un giorno importante per traduttori, mediatori linguistici, interpreti e tutti gli appassionati di traduzione nel mondo.
È il giorno dedicato alla Traduzione, per onorare il lavoro dei traduttori e l’importanza della disciplina nella storia e nella cultura internazionale.
Ho scelto di pubblicare oggi l'intervista alla Dott.ssa Michaela Nicolosi, in occasione di una festa mondiale che rende omaggio al suo enorme lavoro come traduttrice, scrittrice, docente di scrittura creativa.
Nel mio piccolo, ho voluto confrontare leggendo su Wikipedia i significati del verbo "tradurre", che ho poi chiesto a Michaela di ampliare secondo vari aspetti, cosa che si è prestata a fare con generosità e spirito di collaborazione.
Tradurre. Dal latino traducĕre «trasportare, trasferire».
1. Trasferire, volgere un testo, una frase o una parola in una lingua diversa dall'originale.
Tradurre all'impronta, senza usare il vocabolario; tradurre alla lettera; tradurre a senso, con una certa libertà rispetto al testo originale
2. Formulare nuovamente un dato concetto. “Potresti tradurre il concetto in parole semplici?”.
3. Esprimere in una certa modalità espressiva un sentimento, un'idea, ecc. “Tradurre le emozioni in parole”.
4. Esprimersi, manifestarsi in un dato modo. “Il malcontento si tradusse in rivolta”.
Tradurre è tradire?
di Francesco Vermigli.
“Un antico adagio – che in italiano facilmente fa leva sull’assonanza – recita che “tradurre è tradire”: vale a dire che trasportare un testo da una lingua ad un’altra significa forzarlo, snaturarlo… fin quasi a farlo morire....... dal momento che trans-ducere– cioè condurre un testo da una lingua ad un’altra – è un po’ come tradere, cioè consegnare quel testo alla lingua di arrivo: consegnarlo cioè a sintassi e lessico talvolta assai diversi rispetto alla lingua di partenza.
.. Si ricordi...il celeberrimo errore in cui incorse il grande Girolamo quando scrisse che Mosè scese dal Sinai non con il volto raggiante, ma con il “volto cornuto”; leggendo male la radice triconsonantica ebraica krn.... Qui ci riferiamo alla resistenza che ogni lingua fa, quando riceve da un’altra lingua un testo.
Dunque, sembrerebbe che l’adagio dica il vero e che non si possa uscire da una dinamica fatta di forzature e piccoli o grandi tradimenti del testo di partenza. Oppure no; oppure questo non accade sempre. E su questo “oppure no” vogliamo dire qualcosa, prima di chiudere.
Vi è anche un’altra possibilità che appartiene all’atto del tradurre. Ed è, a ben vedere, l’esatto opposto del tradimento del testo della lingua di partenza. Non ci riferiamo tanto a quello che in linguistica va sotto il nome di “forestierismi”, che nell’apparente fedeltà alla lingua originaria sono in realtà una dichiarazione di fallimento nell’opera di traduzione. Ci riferiamo a qualcosa di diverso, anzi radicalmente diverso.
Si tratta cioè di quell’opera delicatissima e mai completa che consiste nella appassionata e competente ricerca di una traduzione capace, addirittura, di meglio far comprendere il testo di origine. Qui la traduzione acquista i tratti dell’ermeneutica, è un’opera interpretativa che svela il nascosto sotto la schiettezza della mera parola. Ha un compito interpretativo e rivelativo. Qui la traduzione è un’arte...”.
Nota biografica.
Dott.ssa Michaela Nicolosi.
Nata in Inghilterra nel 1979 da madre anglo-tedesca e padre siciliano, cresciuta in Veneto e residente in Svizzera, dal 2008, Michaela Nicolosi è traduttrice e editor bilingue italiano/inglese. Si è laureata in traduzione tecnica e letteraria (tedesco, russo, inglese con base italiano) con lode e dignità di stampa presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori dell’Università di Trieste nel 2004. Successivamente ha completato due master in traduzione economico-finanziaria e medico-farmacologica, per poi specializzarsi in traduzione giuridica. È stata CTU del Tribunale di Bologna e perito delle Camere di commercio e dell’artigianato di Bologna e Vicenza per la traduzione. In parallelo, ha approfondito gli studi in narratologia, scrittura creativa e editing, seguendo corsi tenuti dai maggiori esperti statunitensi di storytelling, tra cui Christopher Vogler (Il viaggio dell’Eroe), Michael Hauge (analista di storie per Hollywood), Jessica Brody (metodo di progettazione narrativa “Save the cat!”) e Martha Alderson (la “sussurratrice di trame”). Dal 2008 lavora part-time come traduttrice specializzata presso la Segreteria generale del Dipartimento federale di giustizia e polizia della Confederazione Svizzera e come editor letteraria e traduttrice presso l’agenzia editoriale Storia Scrivendo, di cui è fondatrice. Tiene corsi di formazione per scrittori ed è docente di scrittura creativa e progettazione narrativa presso l’università di lingua italiana Unitre di Berna; è la traduttrice esclusiva per l’italiano di Joanna Penn, esperta mondiale di self-publishing e marketing per autori. Ha recentemente completato una formazione di base in public speaking presso la Public Speakers University di Londra, sotto la guida dello speaker internazionale Andy Harrington.
LOREDANA : Ciao Michaela, desidero ringraziarti per avermi concesso questa intervista. Da scrittrice, sono colpita dalla gentile delicatezza con cui ti poni parlando del tuo lavoro, e da lettrice sono impressionata dalla mole di conoscenza e di esperienza, pur essendo giovane, che trasmetti nei tuoi lavori letterari.Leggendo la tua nota biografica, si evidenzia il bisogno di dare una voce alle tue doppie radici, quella anglosassone e la mediterranea. Ma forse c'è qualcosa di più profondo? Cercando su Wikipedia l'etimologia del verbo tradurre, come si legge sopra, ho voluto soddisfare una curiosità che nata studiando la tua storia. Ecco, vuoi dirci da dove nasce la vocazione di traduttrice?
MICHAELA: Grazie a te per avermi invitata a partecipare a questa intervista.
La traduzione ha sempre fatto parte della mia vita, fin da quando ho iniziato a parlare e forse ancora prima. Con mia madre parlavo infatti inglese, mentre con mio padre italiano e dovevo costantemente mediare tra tre culture diverse: quella italiana, quella inglese e anche quella tedesca, visto che mia madre è a sua volta mezza tedesca. Il mondo per me è sempre stato multilingue e multiculturale.
Così, quando ho dovuto scegliere la mia professione, ho deciso che volevo fare qualcosa che aiutasse le persone a comunicare, a capirsi e a scambiarsi idee e sogni. Per me tradurre non è solo trasporre parole da una lingua all’altra, è consentire alle persone di accedere a nuove fonti di sapere, in modo che possano vivere una vita dagli orizzonti più ampi, vedere il mondo con gli occhi di qualcun altro, vivere un’esperienza emotiva nuova o imparare a fare qualcosa che nessuno ha mai spiegato loro nella loro lingua. Per me tradurre significa in primo luogo abbattere barriere e condividere, poi vengono gli aspetti tecnici e le difficoltà della trasposizione linguistico-culturale, ma l’obiettivo primario è diffondere conoscenza.
LOREDANA : Nel tuo manuale “Self – publishing”, partendo a ritroso trovo il capitolo Karma sociale con cui ti avvii a trarre le dovute conclusioni sull'attività di self publisher, riscontro una verità fondamentale, per averla sperimentata di persona. Esiste realmente una solidarietà fra autori, più che in altre categorie di artisti? Tu che sei una studiosa delle dinamiche che ruotano attorno alle nuovissime tendenze editoriali e autoriali, come spieghi questo positivo fenomeno?
MICHAELA: A livello globale, tra le persone con un’inclinazione artistica nei settori creativi più disparati si sta diffondendo e affermando sempre di più il Movimento dei Maker, persone che vogliono sviluppare e realizzare i loro progetti in modo autonomo e guadagnarsi da vivere con essi. Molti si accorgono strada facendo che, data la complessità del mondo d’oggi, hanno bisogno di aiuto esterno per il marketing o per la realizzazione fisica dei loro prodotti e quindi si rivolgono ad altre persone con quelle competenze. Si stanno così creando delle reti di collaborazioni, in cui ciascuno contribuisce con le sue capacità e specializzazioni.
All’estero i vantaggi del dare e ricevere tra artisti sono conosciuti da molto tempo anche nel mondo dell’editoria, soprattutto da chi si autopubblica, ma anche da chi ha scelto la pubblicazione tradizionale. Le collaborazioni tra autori sono ormai all’ordine del giorno: ci si pubblicizza a vicenda, si creano cofanetti di libri con altri autori nel proprio genere, si organizzano eventi insieme, con l’obiettivo di regalare ai lettori la migliore esperienza possibile in modo che tornino.
Purtroppo in Italia questo approccio è ancora poco diffuso: qualcuno sta cominciando a muoversi in questa direzione, ma troppi autori hanno ancora paura che collaborando con altri possano perdere i loro lettori. In realtà l’effetto delle collaborazioni è l’opposto: se abbiamo scritto un buon libro e consigliamo ai lettori che lo hanno apprezzato un altro buon libro simile al nostro, i lettori ci saranno doppiamente grati e con tutta probabilità torneranno da noi per ulteriori letture. La brama di leggere dei lettori accaniti non sarà mai saziata: possono leggere il nostro libro e anche quello di altri, senza dimenticarsi di noi o rimpiazzarci, basta che regaliamo loro un’esperienza unica e profonda.
Le collaborazioni sono uno degli aspetti più interessanti e stimolanti del self-publishing e anche uno dei più redditizi, non capisco perché non sfruttarle. Aiutare gli altri, creare sinergie e realizzare progetti congiunti non è solo una grande soddisfazione, ci arricchisce anche come esseri umani e ci apre nuove porte come autori. Inoltre, quello che diamo agli altri torna sempre indietro in qualche modo. A me è successo diverse volte e quello che ho ricevuto è sempre stato più di quello che ho donato. Per quello credo fermamente nel karma sociale.
LOREDANA : Tornando alla tua carriera come traduttrice, affascinante dal punto di vista della ecletticità, come convivono in una persona come te attitudini così diverse verso ambiti apparentemente opposti fra loro?
MICHAELA : Da un lato sono una persona che si interessa di mille cose e questo si riflette nella mia carriera: se non so qualcosa vado a studiarmela, faccio ricerche, corsi, finché non ho raccolto tutte le informazioni che volevo. Dall’altro lato tradurre sempre le stesse cose può diventare estremamente noioso, quindi più sono gli ambiti in cui uno è specializzato e più variegato e interessante è il lavoro.
Tradurre per l’Amministrazione federale può sembrare lontano anni luce dal tradurre manuali sul self-publishing e sulla carriera di scrittori o dal lavoro di editing letterario, ma alla fine è tutto collegato. Basti pensare ai diritti d’autore e alla proprietà intellettuale, che sono disciplinati in leggi di pertinenza del Dipartimento in cui lavoro come traduttrice specializzata. Conoscendo la legge, posso gestire con cognizione di causa i miei diritti d’autore quando mi trovo a stipulare contratti di pubblicazione o traduzione (la traduzione è un’opera a sé stante con propri diritti d’autore, giusto per chiarire) e posso consigliare con fondatezza gli scrittori che seguo come editor. Lo stesso vale quando edito i loro romanzi: le informazioni che ho acquisito in ambito traduttivo mi servono per verificare la correttezza dei loro contenuti. Non lavoro mai a compartimenti stagni e ciò che sembra scollegato in fondo non lo è: alla fine si tratta sempre di parole che creano mondi, a prescindere che sia sotto forma di leggi o di romanzi.
LOREDANA : Sei la traduttrice ufficiale di Joanna Penn. Vuoi raccontarci come è nata questa collaborazione?
MICHAELA: Seguo il lavoro di Joanna da anni perché non c’è quasi nessuno al mondo con il suo bagaglio di esperienza e competenza nel mondo del self-publishing e dell’editoria indipendente. È partita da zero e ora gestisce un impero editoriale imperniato sulle sue oltre trenta opere di fiction e non fiction e, cosa ancora più importante per me, condivide sempre tutto quello che impara con chi vuole ascoltarla. Non per niente il suo podcast ha oltre 6,5 milioni di ascolti in tutto il mondo.
Dopo una puntata che avevo trovato particolarmente interessante, le ho scritto per ringraziarla per il suo lavoro e tutto l’aiuto che forniva gratuitamente agli scrittori. Le ho anche detto che ero traduttrice e editor e le ho chiesto se avesse mai valutato la possibilità di far tradurre i suoi libri in italiano. Abituata alle risposte negative che ricevevo in Italia ogni volta che provavo a imbastire una collaborazione, non mi aspettavo che un’esperta mondiale del suo calibro mi rispondesse. Invece mi ha scritto subito, chiedendomi quando potevamo sentirci. Così è nata la nostra collaborazione, sulla base del karma sociale: tu mi fornisci informazioni indispensabili per il mio lavoro, io ti permetto di accedere a un nuovo pubblico di lettori e insieme aiutiamo chi ha un messaggio da diffondere nel mondo a farlo nel migliore dei modi.
LOREDANA : Nel tuo libro “Guadagnarsi da vivere scrivendo” offri preziosi consigli a chi decide di compiere il grande salto e diventare un professionista. Come è nata l’esigenza di scriverlo?
MICHAELA : Il libro originale è di Joanna Penn, io l’ho tradotto, adattato e integrato, dove necessario, per il mercato italiano. L’intenzione di Joanna, e poi la mia per l’italiano, era offrire agli scrittori una gamma comprovata di strategie per sfruttare i propri libri in diversi modi, così da generare più introiti rispetto alla semplice vendita dei libri. In genere si pensa che gli autori di bestseller diventino ricchi vendendo libri. In realtà, se si analizzano le fonti di reddito degli scrittori con i patrimoni più ingenti, la maggior parte dei loro introiti deriva da attività collaterali e da una corretta gestione dei diritti d’autore. In Italia non avevo mai trovato opere esaustive come quella di Joanna in materia e quindi, insieme a lei, ho scelto di colmare questa lacuna.
Ovviamente le strategie di marketing illustrate possono essere usate da chiunque, anche da chi ha scelto la pubblicazione tradizionale con casa editrice, perché sono finiti i tempi in cui si poteva vivere di anticipi e l’editore si occupava di tutto. Oggi agli scrittori sono richieste svariate competenze e questo libro raccoglie tutte le alternative che ci sono per generare soldi a partire da un libro di fiction o non-fiction – e sono davvero tante.
LOREDANA : Non è per niente semplice, per chi non ne mastica di tecnologia, autopubblicarsi. Nel tuo sito organizzi corsi di scrittura creativa e offri consigli su come destreggiarsi nel web, ma in che modo si può riuscire a far crescere di pari passo creatività e tecnologia?
MICHAELA : Scrivere e vendere romanzi non è una cosa facile, richiede molto impegno anche al di là della scrittura in senso stretto.
La tecnologia si sta sviluppando a ritmo vertiginoso anche nell’editoria ed è effettivamente difficile tenere il passo con tutte le alternative presenti per la pubblicazione. La cosa essenziale, per chi vuole autopubblicarsi, è capire come funzionano a grandi linee i vari servizi disponibili, cos`è un aggregatore, cos`è una piattaforma di vendita, quali sono le alternative più diffuse, cosa vuol dire pubblicare in esclusiva oppure “wide” e via dicendo. Solo così un autore può scegliere il percorso che più gli si addice.
Per capire come funziona il mondo del self ci sono diversi gruppi seri sui social, che si occupano degli ultimi sviluppi, ci sono anche podcast in italiano e poi ci sono i manuali come “Self-publishing di successo”, che si prefigge proprio di aiutare gli scrittori che si approcciano al self-publishing a capire come funziona questo complesso mondo. Chi odia la tecnologia o non ritiene di avere le competenze necessarie può demandare la cosa a servizi che si occupano di pubblicazione e a volte anche di marketing, basta pagarli.
Ciò che non si può demandare ad altri, se si vuole essere scrittori, è la scrittura (ghostwriter a parte). Qui, se si vuole evitare di deludere i lettori, entrano in gioco l’apprendimento delle tecniche della scrittura creativa e la padronanza dello storytelling, ossia la capacità di raccontare storie che affascinino i lettori. Scrivere non è solo un’arte, è anche un mestiere e come tale ha i suoi strumenti. Per imparare a usarli ci sono corsi, blog di editor ed esperti e manuali.
Certo, tutto questo richiede tempo e denaro e a volte anche rinunce: ciascuno deve stabilire le proprie priorità e vedere quanto crede nella propria storia.
LOREDANA : Come definiresti la tua missione, se ritieni di averne una?
MICHAELA : Missione è una parola che mi spaventa un po’. Diciamo che il mio sogno è quello di rendere gli scrittori più consapevoli di cosa significhi scrivere e pubblicare romanzi, sia dal punto di vista del contenuto che dal punto di vista del processo di pubblicazione e del marketing. Basta leggere i post sui social per capire che tanti navigano nel buio. Mi piacerebbe regalare loro una lanterna, sempre che la accettino… È anche quello che cerco di fare attraverso lo “Scrigno dello Scrittore” sul sito di Storia Scrivendo: chi si iscrive può scaricare schede e checklist su svariati aspetti della scrittura creativa e utilizzarle come riferimento in fase di progettazione, scrittura o revisione dei propri romanzi. Aggiungo continuamente nuove schede, anche su richiesta degli scrittori, ed è tutto è gratis.
Scrivere è terapeutico?
MICHAELA : Assolutamente sì. Io scrivo per rigenerarmi e a volte anche per superare fasi difficili. Senza la scrittura non so cosa avrei fatto in certi momenti della mia vita. L’unica cosa che sconsiglio caldamente a chi comincia a scrivere per superare un’esperienza traumatica è di pubblicare quello che scrive senza averlo prima trasformato in un romanzo vero e proprio. Se uno non intende pubblicare e vendere il proprio lavoro, ma solo elaborare un trauma, allora può scrivere quello che vuole come vuole. Ma se uno desidera pubblicare quello che ha scritto, allora deve tenere conto anche del lettore e delle sue esigenze e aspettative.
LOREDANA : Quando hai capito di voler essere una scrittrice?
MICHAELA: Ho sempre avuto storie che mi giravano per la testa, ma, sapendo dalla mia esperienza di traduttrice che le parole non trovano posto sulla pagina a caso, ho preferito imparare come scrivere un romanzo prima di mettermi a scrivere. Grazie al fatto di essere bilingue, ho potuto studiare con diversi esperti statunitensi e ciascuno di loro mi ha insegnato qualcosa di unico. Ora cerco di applicare quello che ho appreso ai miei romanzi e di insegnarlo ad altri nei miei corsi.
LOREDANA : Quali sono i tuoi sogni, i tuoi progetti da qui, diciamo, a dieci anni?
MICHAELA : Per quanto riguarda la traduzione, sicuramente pubblicare altri manuali di Joanna Penn in italiano. Per quanto riguarda, invece, la scrittura creativa, fare molti più webinar e corsi per scrittori. Vorrei anche organizzare dei retreat per scrittori attraverso la mia agenzia editoriale, Storia Scrivendo, per lavorare dal vivo sui loro progetti di scrittura e approfondire la loro padronanza delle tecniche della scrittura creativa in un contesto privo di distrazioni esterne, ma questo progetto è ancora in fase embrionale. Per quanto riguarda, infine, i miei romanzi, vorrei continuare a scriverne sia in italiano che in inglese.
LOREDANA : Qual è il libro che non hai ancora scritto?
MICHAELA : Ne ho almeno tre in testa al momento, ma con due lavori e tre figli i miei romanzi sono sempre l’ultima cosa sulla lista. Però sono anche quello che mi salva alla fine di una giornata di corse e stress, quindi devono rimanere sulla mia to-do list.
LOREDANA : Il libro che ti ha ispirato di più?
MICHAELA : Ce ne sono tanti, ma ultimamente ho analizzato in dettaglio alcune opere di Jojo Moyes per preparare un corso che terrò a ottobre all’Unitre di Berna e trovo che abbia una padronanza eccezionale delle tecniche della scrittura creativa: non c’è una frase nei suoi romanzi che non abbia un perché. Il lettore non lo sa, ma lo percepisce a livello inconscio e il risultato sono milioni di libri venduti. Poi tratta sempre temi profondi e controversi, per cui attendo sempre con impazienza il suo prossimo romanzo sia come lettrice che come studiosa di narratologia.
LOREDANA : Ci parli dei tuoi libri, indicando dove li possiamo trovare?
MICHAELA : “Self-publishing di successo” e “Guadagnarsi da vivere scrivendo” sono manuali per scrittori, che aiutano a districarsi nel complesso mondo del self-publishing e del marketing editoriale e a gettare le fondamenta per una carriera di scrittore. Sono in vendita su Amazon, sia in cartaceo che in e-book (attualmente anche nel programma Kindle Unlimited). In cartaceo possono essere acquistati anche su Totem, il nuovo store di StreetLib.
Il romanzo che ho scritto in italiano è attualmente in fase di valutazione in un concorso, quindi purtroppo non ne posso parlare, ma possiamo ritrovarci tra qualche mese e ve ne parlo in lungo e in largo.
MICHAELA : Domanda fantasy, se ti va di giocare un poco. Immagina che dalla tua mente ora nasca un personaggio, maschile o femminile, reale o immaginario, che commenti con una frase la nostra intervista. Cosa direbbe?
“Sono sollevato di scoprire che non sono l’unico con una vocazione”, detto dall’antagonista del mio romanzo.
Recapiti: Storia Scrivendo, www.StoriaScrivendo.it, e-mail: info@storiascrivendo.it, Linktree: storiascrivendo, Facebook: StoriaScrivendo, Instagram: storia_scrivendo, LinkedIn: Storia Scrivendo
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