mercoledì 28 settembre 2022

MARLENA BALTARIAN Sono nata a Beirut l’11 Agosto 1962 e fino dalla più tenera età mi sono appassionata nell’arte del disegno e della pittura, tanto che nel 1990 conseguo il diploma di Interior designer alla C.I.T. Di Beirut. Ho cominciato a lavorare come Jewellery designer; senza dimenticare la mia passione per la storia dell’arte, frequento un gruppo di artisti del “Minassagan Art Group” , dove ho affinato l’arte sia del disegno che delle tecniche pittoriche. La pittura mi ha portata a interessarmi di arte figurativa e in particolare al periodo al Rinascimento italiano, dove ho avuto la possibilità di ammirare e studiare le opere dei più grandi artisti, come Giotto, Masaccio, Michelangelo, Raffaello. Ho partecipato a diverse mostre sia in Libano che in Italia, dove ho preso parte ad alcune esibizioni dal vivo, chiamate Art – Fusion, organizzate dal Circolo Arci La Conchiglia. Ho collaborato all’allestimento con alcune mie opere di carattere religioso nelle chiese Armenian Resurrection, San George, Sant’Antonio e San Vartan, a Beirut. Recentemente ha realizzato un grande dipinto su tela raffigurante San Sarkis per una chiesa di Los Angeles, USA. I primi anni sono quelli dove tutto è semplice, dove la voglia di fare prende il sopravvento sulla tecnica, dove il pennello s’intinge nei colori della fantasia e traccia sulla tela linee ardite che sfociano in qualcosa di mai visto. Sono i tempi dove ci si convince di essere capaci di fare tutto e dove tutto riesce per il meglio. Un’improvvisa ispirazione, da scene giornaliere di vita, parenti e amici, in questi fantastici inizi riesce spontaneo. I colori sono la metafora della vita; ognuno guarda con i propri occhi e scorge cose diverse, scoprendo la sensibilità di carpire un mondo che è solo nostro. Dove anche con la semplice copia di un dipinto si raggiunge qualcosa di speciale. I primi anni sono quelli delle scoperte, degli azzardi, ma anche dello studio, dell’apprendimento e degli incontri. Si conoscono artisti e si frequentano gruppi, non si finisce mai di scoprire, di sperimentare, di conoscere. Con gli amici creativi si condividono esperienze, metodi di lavoro, si conoscono altri approcci con cui approfondire e migliorare le varie tecniche e magari impararne di nuove. Spiccano tra questi il Minassagan Group e artisti come Rudig Bedrossian e Leonie Pilar, da cui ho appreso lezioni non solo di pittura. Le visite a Roma e Firenze hanno aperto nuovi spiragli, Gli insegnamenti postumi dei grandi maestri, gli immensi affreschi nelle chiese, opere immortali, che hanno resistito all’usura del tempo, che si sono difese dalle guerre, dai disastri, dalle mode e dall’incuria dell’uomo. Oggi il mondo si rivela per quello che è; c’è bisogno di bellezza, di armonia, di comprensione e soprattutto di pace, cose che solo l’arte sa dare. Oggi sono consapevole dei miei limiti ma anche di ciò che posso dare, solo colorando una tela. Riguardando gli artisti del passato che trovavano ispirazione dipingendo nelle chiese, oggi anch'io ho trovato la mia strada. Un piccolo sentiero in salita, dissestato, dove la poca luce che illumina i miei passi proviene dalla fede e dalla certezza, che se anche in questo mondo tutto è effimero e nulla è eterno, c’è una sempre una speranza per chi la sa cogliere. “Ogni ritratto dipinto con passione è il ritratto dell’artista, e non del modello.” Oscar Wilde. Ciao Marlena, grazie di avere accettato l'invito a parlare di te. Leggendo la tua biografia, si capisce che l'attrazione per il mondo del colore ti proviene dall'infanzia, per poi svilupparsi in maniera completa, a tutto tonddo, nella prima giovinezza e nell'età adulta, dove hai deciso di approfondire e di sperimentarti. Immagino la tua meraviglia, la tua emozione visitando le città d'arte italiane, ricche di opere inestimabili di quelli che giustamente chiami grandi maestri. Parli della tua fede e non si può fare a meno di notare che molta parte del tuo lavoro è stato commissionato da chiese libanesi e statunitensi, tanto da arrivare a definirla la tua strada. É bello il tuo sguardo al passato, ritrovando e rivivendo le atmosfere dei grandi che affrescarono le chiese della loro epoca, retribuiti dai vari Papi. É importante il sentimento di partecipazione nel rendere migliore il mondo con l'atto creativo. Come se tu sentissi che, il benessere che provi dipingendo, possa in qualche modo essere trasmesso anche intorno a te. Conosco i tuoi ritratti dei santi, i tuoi acquerelli, i tuoi paesaggi, le tue astrazioni, e mi colpisce in maniera particolare la varietà delle tecniche. Nei ritratti compare una componente quasi naif, come lo sguardo della bambina che si incanta a contemplare il mistero, e prova amore per quelle figure mistiche tanto da voler rendere loro un omaggio. Gli acquerelli mi comunicano la tua vena malinconica, mentre nei paesaggi, come nelle composizioni floreali, io vedo la donna matura che si specchia nella sua forza. Mi rendo conto di dare un'interpretazione totalmente da profana, e molto personale. Loredana Zino
Website: https://www.marlenebaltarian.com/ Website: https://www.marlenebaltarian.com/

giovedì 15 settembre 2022

La splendida, profonda recensione di una grande artista a tutto tondo, che mi onora dal 1996 con la sua maestria e amicizia. “Memorie di una regista scostumata”. Di Contessa Scalza. Recensione di Bianca Fasano. Vorrei poter dire di “aver fatto teatro”. In realtà non l’ho fatto. Tuttavia ho scritto una commedia di un atto (mai recitata da nessuno”), dal titolo: “La saggezza della follia” e ho partecipato al tentativo di portare in scena una commedia (eravamo un pallido gruppo teatrale”, di cui ricordo una battuta: “Cosa credi, che io sia felice?”).Dimenticavo: ho anche prestato un mio quadro per porlo in scena in una compagnia cui non avevo nessuna parte recitativa e lavorato (danza), da piccola, fino ai dodici anni. Per Rai uno. Dico questo per far comprendere perché, in qualche modo, mi sono calata subito nella narrazione (non romanzo, non biografia), della “Saggia regista”. "Memorie di una regista scostumata". Tuttavia mi ci sono avvicinata con cautela, rendendomi conto che si trattava di un lavoro complesso in cui, gettate lì come per caso, vi sono inserite molte "dritte" sul modo con cui noi esseri umani gestiamo la nostra vita, anche inconsapevolmente. Chi, come Loredana Zino, si guarda dentro, ricercando anche "passati nascosti" e personalità diverse (possibili reincarnazioni), offre un aiuto a chi non sa contattare il proprio io. Un insegnamento, direi. L’autrice, che per un lunghissimo periodo si è inserita come regista (non professionista, come asserisce, per scelta), nel mondo dello spettacolo teatrale, t’immerge, senza salvagente, in un mare di emozioni che lei definisce: “I ricordi semiseri, di una carriera nata per caso, danno spazio alla domanda che talvolta ci poniamo davanti ad uno specchio: "Chi sono io?". Una persona come lei, che si lancia nella vita come un’affamata alla ricerca continua di viverla il più possibile, insinuandosi nella possibilità di avere vissuto vite precedenti e cercando le mille sfumature dell’Io non poteva non convincersi e convincerci che un essere umano normale sia composto di migliaia di questi “Io”, tanto che ci si riferisce a loro come ai “molti Io”. Non poteva non scontrarsi con quella che lei definisce come: “La lunga malattia degli attacchi di panico”. Quasi fosse una patologia nata per fermarla, con cui, invece, ha convissuto, trascinandola con sé “comicamente” (come afferma), nelle tappe dei tour teatrali, affogandola nei personaggi che creava e conduceva al pubblico, negli amori e nelle passioni che si realizzavano sulle assi dei teatri, portate davanti agli spettatori. Chi recitava era accecato dalle luci della ribalta che dividevano gli attori da quell’insieme di esseri venuti ad ascoltare, carpire, giudicare, forse applaudire. “Scrivo le mie memorie di teatrante, cosicché faccio spazio e non se ne parli più”. Come una liberazione. Lei ci insegna, se mai non lo avessimo capito, che siamo tutti protagonisti di “Un gioco di ruolo”, (role-playing game). Un gioco dove i giocatori assumono il ruolo che scelgono o gli assegna la vita, mentre, invece dovremmo essere padroni di rappresentare più personaggi e, per mezzo della nostra capacità d’immedesimazione, riconoscere le motivazioni degli altri e aiutarci a conviverci. Non tutti possono, effettivamente, partecipare ai giochi di ruolo e raggiungere, attraverso lo scambio dialettico, uno spazio immaginario, dove permettere che avvengano fatti ed eventi fittizi. Realizzare un'ambientazione narrativa e immergersi in altri “se stessi” che ci facilitino a comprendere le sceneggiature della vita. Il termine “role playng” fu usato per la prima volta dallo psicologo Jacob Levi Moreno1, che coniò l'espressione Role Play nel 1934 e sperimentò nel 1921 il "teatro della spontaneità", e negli anni la "tecnica dello psicodramma" attraverso cui il paziente recita un avvenimento del suo passato per lui conflittuale e quindi s’immedesima nell’antagonista e supera il disturbo. Loredana offre, con il suo lavoro, lo spunto per comprendere come in ognuno di noi potrebbe esistere la possibilità di “cambiare il proprio personaggio” e guardare nel fondo di se stessi per incontrarsi con un altro “io”, più capace di affrontare il momento della vita che sta vivendo. Da regista, inoltre, sente la necessità di lavorare "Abbattendo la quarta parete", come Pirandello, ossia eliminare il confine che allontana il palcoscenico dal pubblico, quel limite che separa la finzione scenica -rappresentativa dalla realtà, come accade in "Sei personaggi in cerca d'autore". Nel 1996, trentacinquenne, si avvicinò alla “Compagnia Sceneggiate Scomposte” per apprendere. Fu amore a prima vista, un amore ricco di realizzazioni e soddisfazioni che si alternavano alla sua vita di scrittrice: “L’altra Loredana”. Si chiede: “Può essere che la recitazione sia adatta a chi non ha ancora accettato il suo lato oscuro, il lato Ombra di cui parlano gli psicologi? Molto a lungo, ad esempio, io usai il mezzo teatrale per mettere in scena i miei casini interiori, i copioni che il mio inconscio, come meccanismo di difesa, mi spingeva a recitare nella vita. Non mi sento un caso speciale, al contrario, mi reputo molto comune”. Insomma: liberarsi “dei copioni interni, perlopiù schemi difensivi radicati nell'infanzia”. La “terapia del teatro” non travolge con le emozioni in quanto è finzione: “Recitare apre quel paracadute di soffice seta rosa che fa osare voli pericolosi atterrando sempre in piedi”. “Avevo già pubblicato il libro su Freddie Mercury, La Marcia della Regina Nera”. Ci dice. Che è ricordata come “La prima biografia del celeberrimo vocalist dei Queen: ricostruisce, in forma romanzata, la leggendaria, vorticosa, trasgressiva vicenda umana e artistica di Freddie Mercury. Kaos Edizioni, 1992”. Scopriamo di lei un’infinità di cose, seguendola nel suo “dialogo interiore”, ad esempio i corsi di scrittura creativa da lei organizzati presso il centro Lara di terapie alternative in Largo Zecca ("piazza Corridoni" durante il periodo fascista) che è una piazza del centro storico di Genova, situata tra i sestieri della Maddalena e di Prè. Nel suo “viaggio interiore” riflette sul modo con cui lo scrittore, oggi, abbia dovuto adeguare alla vita sociale dei social: ”Venticinque anni fa lo scrittore viveva quasi come un eremita. Oggi fa le presentazioni, fa i readings, si confronta con gli altri. Pubblica su Facebook, coccola i suoi followers. Socializza!”. Dannatamente vero, anche nelle difficoltà che tale ruolo comporta: essere costantemente esposto e conosciuto, mentre, prima, era il romanzo, il racconto, il lavoro letterario che faceva da scudo. Non importava chi l’avesse scritto. Loredana ci dice che è stata in grado di dirigere una Compagnia, La Conchiglia, per vent'anni “adeguandola ogni volta alle novità e alle ricchezze che la vita ci elargisce sotto forma di esperienza”. Un gran merito. Inoltre ci spiega che “Il teatro é corpo”, invitandoci a ricordare quando, bambini abbiamo dovuto “prendere confidenza” con il nostro corpo: “Com'e che i bambini apprendono la vita? Con il gioco. Che per loro e la cosa più seria del mondo. Loro ci credono!” Vero.”Se io fossi il re e tu la regina. Se io fossi il cavaliere e tu il cavallo… Se io fossi!” Chi di noi, bambino, non ha fatto quel gioco? Alcuni psicologi sostengono che, quanti non ci sono passati, malgrado la presenza dei “neuroni a specchio”, non riescono ad immedesimarsi “nell’altro”. Loredana Zino ha utilizzato l’arte del teatro, se ne è impregnata e regala a noi le emozioni, i ricordi, le complessità, le difficoltà e le realizzazioni come se dovesse, in qualche modo, distaccarsene, per compiere altri percorsi: “Scrivo le mie memorie di teatrante, cosicché faccio spazio, e non se ne parli più”. Aiutandoci anche nella ricerca del “proprio posto nel mondo”. Liberandoci da quella che lei definisce “La conquista di una Seggiola, di una collocazione (…” Che ci permette di trovarlo, quel posto nel mondo, che lo rende lecito. Un lavoro, dunque, che non è romanzo, né biografia (di lei, volendo, si può sapere attraverso i canali del web), piuttosto una chiusura, una caduta di sipario su di un -suo- lungo periodo di vita, attivo, creativo, sperimentale, che ci regala assieme alle cose che quel periodo le ha insegnato. Pensando possa anche aiutarci a rapportarci meglio con la nostra “maschera”, oppure, anche, a toglierla di tanto in tanto, per essere più liberi. Bianca Fasano https://www.amazon.com/dp/B0B8R937YB?ref_=pe_3052080_397514860 Nello scatto di Vassallo Roberto: Loredana Zino e Federico Galliano presso teatro Soc Certosa. Grazie a Davide Pelanda per averlo letto durante una delle incasinatissime stesure.

venerdì 9 settembre 2022

Oggi voglio condividere con voi la recensione fatta ad una grande artista, Bianca Fasano, napoletana, che mi fu mentore. Leggere Bianca, la sua napoletanità e forza d'animo, è sempre una sferzata di energia, lo raccomando. RICORDI DI UNA SCRITTRICE, racconto di Bianca Fasano. Dedicato alla professoressa Adele Cilibrizzi Chiancone Il racconto è breve e viene pensato come una dedica all'insegnante della scuola d'arte Istituto Palizzi, Adele Cilibrizzi Chiancone. É preceduto da una prefazione dove la Fasano prende in dovuta considerazione la strada complessa che autori e autrici, come lei della “vecchia scuola”, debbono praticare per adeguarsi all'era del digitale, compiendo quel salto obbligato dalla macchina da scrivere, e controverse relazioni con gli editori, al portatile e al self publishing, un cambiamento rapido quanto drastico che ha rivoluzionato il mondo della letteratura. Nipote d'arte, giornalista, scultrice, pittrice, poetessa e scrittrice, la Fasano ama sovente annoverarsi nella categoria da lei definita “figli di un dio minore”, riferendosi all'oceano più o meno invisibile degli autori che non arrivano a godere dei voli promozionali garantiti dai grandi colossi editoriali (“comunque in crisi”). Fa sorridere, immaginarla seduta davanti alla sua Olivetti a correggere gli errori (oggi si chiamano “refusi”) col bianchetto, o trascorrere le ore in biblioteche non proprio a chilometro zero, e ritagliarsi gli spazi più impensabili per le infinite riletture, tra gli impegni di giornalista e di madre, prima di presentare un manoscritto all'editore. “L'odore dei libri, per i ragazzi delle sue classi, non potrà mai apparire piacevole come appariva a lei, quando ne teneva uno tra le mani. Fosse quello “nuovo” dei testi scolastici, oppure quello “antico” dei libri della biblioteca del padre”. Il ricordo più prezioso va alla prof.ssa Cilibrizzi, che col suo “sorriso quasi mesto” allorchè Bianca bambina le confidò di voler diventare una scrittrice, anziché metterla in guardia da una strada tutta in salita le fa da inconsapevole “sprone”; quel sorriso, sulle prime non interpretato, apre un varco nella coscienza della piccola artista, che pensa le poesie sull'autobus e a casa le trascrive, accompagnandola fino all'età adulta. Infiniti modi ha l'artista di forgiare dentro il suo vissuto più significativo la misteriosa spinta a procedere. Loredana Zino

lunedì 5 settembre 2022

La morte ti sorride e altri racconti è un insieme di racconti umoristici come La Morte ti sorride e La mantide religiosa, e romantici come Il primo bacio di Elisa, fino a racconti che toccano temi d'attualità come La rottura e Sognando Marilyn. Un mix di emozioni che trapelano da ogni narrazione, mescolati con un pizzico d'ironia e di sarcasmo. Barbara Castellano nasce e vive a Genova, dove si laurea in Scienze della Formazione. Appassionata di libri, di cinema e di teatro; ha frequentato diversi corsi di recitazione e preso parte a svariati spettacoli. Scrive poesie e racconti sin dalla scuola superiore. Ama mettere nei suoi scritti le proprie emozioni come lo fa anche sul palcoscenico. Trovate l'e-book Kindle e le recensioni, molto sentite, al seguente link: https://www.amazon.it/morte-sorride-altri-racconti-ebook/dp/B08TT3PLL5/ref=sr_1_10?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=KFT56NFTBVBP&keywords=barbara+castellano&qid=1662390346&s=books&sprefix=barbara+castellano%2Cstripbooks%2C1687&sr=1-10

giovedì 1 settembre 2022

Cari Amici, il romanzo che segnalo oggi è un erotico di quelli hot, scritto dalla vivace Autrice Alessandra Paoloni, qui pubblicata con lo pseudonimo affascinante di Nerissa May, che ringrazio per la sua piccante presenza sul mio giovane blog. Titolo: Dagger Drown College Autore: Nerissa May Genere: romanzo erotico Casa Editrice: Self-publishing Pagine: 148 Serie: Dagger Drown College Trama: Peyton Chandler è la figlia di un ricco senatore, la cui vita sentimentale e sessuale è stata sempre oggetto di gossip e delle prime pagine dei giornali. Axel Rice lavora per un'agenzia di sicurezza che si occupa della sorveglianza di case e ville di persone abbienti, in quel di Beverly Hills. Entrambi non sanno che i loro destini stanno per collidere a causa dei segreti del Dagger Drown, il prestigioso college dal quale Peyton è scappata dopo aver fatto delle sconcertanti scoperte. Al Dagger Drown c’è più di una società segreta. Al Dagger Drown studenti e professori custodiscono incontri clandestini, rivolti all’unica via del piacere. Il segreto e il peccato. Peyton e Axel ne rimarranno travolti. Ma quale sarà il prezzo da pagare? Romanzo breve. La lettura è consigliata a un pubblico adulto a causa delle scene descritte e del linguaggio utilizzato. Nerissa May è lo pseudonimo con il quale Alessandra Paoloni pubblica storie per soli adulti. La sua produzione, o fabbrica delle idee come preferisce chiamarla, nel corso degli anni ha toccato svariate fasce d’età. Impegnata adesso anche in storie per ragazzi, ha ritenuto opportuno mettere ordine negli immensi stanzoni della sua fantasia. Alessandra Paoloni ha pubblicato anche per Newton Compton Editori, Delos Digital e Delrai Edizioni. https://www.amazon.it/Dagger-Drown-College-Nerissa-May-ebook/dp/B0BC9VKV64/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&keywords=nerissa%20may&qid=1661925008&sr=8-1&fbclid=IwAR2V4ld671t6QqQTDqaPqunt5uK9Ep5rvSLbm-1KJw3uSfaOQiIVAaWljHk

sabato 20 agosto 2022

                                 INTERVISTA  A  ROBERTO  VASSALLO

Biografia.

Sono nato a Genova cullato dall'inerzia della “macaia”, passando l’adolescenza come la maggior parte dei ragazzini, sino a quando scopro la passione per la poesia.

La scintilla nasce dai versi di Arthur Rimbaud con il Ballo degl'impiccati, poi leggendo gli scritti di Charles Baudelaire, Paul Verlaine, i racconti di Jack Kerouak e quelli di Ernest Hemingway.

L’incontro con la donna libanese che poi diventerà mia moglie, mi spronerà a lasciare l’Italia e un futuro incerto per trasferirmi in Libano, e sarà lei ad interessarmi alla filosofia cristiana, alle letture, sia della Sacra Bibbia, sia degli scritti apocrifi.

Da questa ricerca nasce il primo romanzo Maria e il libro dei tre mondi, che, tra esperienze vissute in prima persona e altre raccontate da amici e conoscenti, traccia un sentiero che attraversa, tra mito e realtà, l’immenso campo dell’inconscio.

Passati sette anni, ne prende forma un altro, totalmente diverso dal precedente, sia nella trama sia nel modo di narrare; due storie che trattano lo stesso tema, ma da due prospettive diverse: l’amore che vale la pena di essere raccontato. La voglia di raccontare e raccontarsi ha ripreso la sua essenza; non più fiabe fantastiche ma storie vere, come solo la vita ci narra, sta solo a noi scriverle (se vogliamo) senza perdere neanche una sillaba, raccontarle come si fa con gli amici, semplicemente come un soffio di vento che porta refrigerio. Nasce Variazioni sul tema.

Poi nel Febbraio 2020 scoppia la pandemia del corona virus, e in quei giorni di forzato “coprifuoco”, ho avuto l’occasione di rileggere i molti racconti che avevo scritto (e riposto in un cassetto) dal 2014, anno in cui ho cominciato a leggere i libri di Raymond Carver e guardare i film di Quentin Tarantino. Cosa succede quando s’incontrano le psicosi dei racconti di Carver e la didattica sanguinolenta di Tarantino? Da quello strano connubio, dopo anni di “invecchiamento in botti di rovere”, nasce Ti va di ballare. Storie di quotidiana alienazione, vicende che si possono leggere quotidianamente sui giornali, ma a cui il nostro occhio non presta più alcuna attenzione. Sono dodici storie di ordinaria follia, istantanee in bianco e nero della quotidianità che ci circonda e alla quale ci siamo, nostro malgrado, assuefatti. Ne viene fuori il ritratto di una società patriarcale ancorata al mito del maschio dominante, dove l’uomo però è proiettato in una nuova dimensione e perde il contatto con la realtà, ed è la donna, con le sue paure, le sue fragilità e nevrosi a prendere il sopravvento, ad afferrare il timone del comando e a dimostrare come davanti alle avversità sia sempre lei la più forte. A volte però bisognerebbe soffermarsi, e decifrare tra le righe tutta la disperazione che si cela tra gli spazi bianchi.
Il risultato è nelle pagine di queste “storie brevi” da leggere tutte d’un fiato. Il ritratto di una normalità fatta di attimi, che aprono il baratro al delirio della follia.



Ciao Roby, e grazie di essere ospite del mio blog. Intanto i miei complimenti per la tua ricerca intima e professionale dei temi e dei valori che accompagnano l'uomo durante la sua vita: l'amore, la spiritualità, il dolore, quello sordo, senza speranza, eppure non insensibile alla tenue fiammella della speranza, che sempre si erge in fondo al cuore, protestando per essere colta, come nell'ultimo racconto del tuo libro Ti va di ballare. Si avverte, nei tuoi lavori, l'innata curiosità, il disincanto ma anche la capacità di abbandonarsi dei tuoi personaggi, nel bene come nel male. Sul filo della Fantasia non vi è argomento che ti lasci indifferente o superficiale. Ti viene spontaneo osservare le situazioni e le persone con uno sguardo che definirei multidisciplinare, vista la tua acuta capacità di individuare il nocciolo della questione, la sua essenza, per tradurla non solamente con linguaggio scritto, ma anche pittorico, musicale, grafico, cinematografico. Un artista a tutto tondo, eclettico quanto basta per permettersi le notevoli doti comunicative che lo distinguono.


Ciao Loredana, prima di tutto vorrei ringraziarti per avermi ospitato nel tuo blog e dell'opportunità che mi dai, parlando un po' di me e dei miei lavori.

  1. Vorrei agganciarmi allo spunto divertente in cui ti riferisci alla tipica “macaia” genovese, che vivesti come una sorta di culla; cosa intendi con macaia?

    La macaia che intendo io è il torpore interiore, che pari al vento di scirocco caldo e umido avvolge il nostro essere come una cappa pesante e ci rende inermi e inerti a ciò che ci circonda, tutto ci scivola addosso e senza quasi rendercene conto anche il tempo, lo lasciamo andare via, quasi non ci appartenesse.

2. Oh! Ecco, nel mezzo della danza macabra
    nel cielo rosso un folle scheletro avanza
   di slancio, e come un cavallo impenna:
   e, poiché al collo la corda è stretta,
   raggrinza le dita sul femore che scricchiola
  con grida simili a ghigni
  e come un acrobata che rientra nella sua baracca
  rimbalza nel ballo al canto delle ossa.
  Alla nera forca, amabile moncone,
  danzano, danzano i paladini,
  i magri paladini del demonio,
  gli scheletri dei Saladini!

    Il tema dell'impiccato, caro al Rimbaud della tua adolescenza e celebrato da artisti come Villon, Brecht, De Andrè, ti ha ispirato all'inizio della tua passione per la scrittura. Vuoi raccontarci come?

    Ero in seconda media, ricordo un voluminoso libro di antologia, dove tra le poesie del Leopardi e del Carducci fece capolino, timida come una perla, il Ballo degl'impiccati di Arthur Rimbaud. Bastarono le prime righe e mi innamorai di quel modo di esprimersi, di quelle parole, e di quel mondo tetro ma poetico. É da lì che è cominciata la mia avventura; scrissi quasi di getto “Verrà il giorno”, un'allegoria del giorno del giudizio, sull'attesa del giudizio finale, quando tiri le somme di tutto quello che hai fatto e alla fine ti rendi conto che forse sarebbe stato meglio “non essere mai nati”.


  1. In che modo gli studi religiosi hanno portato alla stesura del primo romanzo Maria e il libro dei tre mondi?


    Di questo devo ringraziare Marlene, mia moglie; lei, e cinque anni di permanenza in Libano, mi hanno permesso di approfondire quelle che erano le mie poche conoscenze sulle religioni. Il Libano è un crocevia di culture, lingue e religioni diverse che affluiscono nello stesso mare, la spiritualità che sfocia nella gioia di vivere.

  2. “La voglia di raccontare e raccontarsi ha ripreso la sua essenza; non più fiabe fantastiche ma storie vere, come solo la vita ci narra, sta solo a noi scriverle (se vogliamo) senza perdere neanche una sillaba, raccontarle come si fa con gli amici, semplicemente come un soffio di vento che porta refrigerio. Nasce Variazioni sul tema. Puoi dirci qualcosa su questo romanzo?

    Quando si pesca nel proprio passato, si trovano interessanti aneddoti rimasti sepolti nei cassetti della memoria che attendono solo di essere rinnovati. In questo caso due storie. La prima narra di un uomo che ritorna dopo una lunga assenza nei posti della sua gioventù, e lì trova gli amici di sempre; però il tempo e la lontananza hanno cambiato le cose, nessuno è più come prima, ed è inutile tirare il passato per la giacca per farlo ritornare. La seconda storia riguarda una ex collega di lavoro. Era stanca e delusa della sua situazione, sia sentimentale che affettiva, e dopo che me l'ebbe raccontata chiesi il permesso di riscriverla, cambiandone il finale. Il risultato non solo le piacque, ma si avverò anche.

  3. É interessante il connubio che nella mente degli autori, talvolta, prende forma dall'accostamento di diverse opere o diversi artisti. Come uno sguardo assolutamente soggettivo il quale, una volta svelato, può essere colto anche da altri. Ti chiedo, quale connessione hai ravvisato fra Raymond Carver e Quentin Tarantino?

    Carver è sintetico, scrive solo storie brevi e in poche pagine condensa tutta la vicenda, che a volte non ha nemmeno una fine. Tarantino invece è l'opposto, prolisso, duro ed esagerato; descrive le scene con dovizia di particolari, specialmente quelle oltremodo violente. Io ho raccolto il meglio dei due, l'essere sintetico e l'oltremodo violento.

  4. La tecnica “show don't tell” è molto consigliata nei corsi di scrittura creativa di ultima generazione. Mostra, non raccontare. Sembra questa l'intenzione nel tuo terzo romanzo, Ti va di ballare, dove premetti che “a volte però bisognerebbe soffermarsi e decifrare tra le righe, tutta la disperazione che si cela tra gli spazi bianchi”.

    Leggere non basta, bisognerebbe chiudere gli occhi e immaginare, perché se è vero che lo scrittore traccia la sceneggiatura, è anche vero che è il lettore a dirigere la scena.

  5. La tua sensibilità ti fa cogliere gli aspetti del femminile come vincenti, dopo millenni di sottomissione e violenze subite, ma come vivi questa presa di coscienza? Come una sconfitta? Oppure, secondo il tuo stile nella scrittura, osservando il fenomeno con una sorta di ironico distacco?

    Mi rendo conto che certe mentalità sono dure a morire, io non ho fatto altro che vedere le cose come sono, per la donna; così come, per l'uomo, c'è un solo posto, quello “accanto”.

  6. Quanto è importante l'ironia, nelle tue creazioni?

    L'ironia è il sale che da più gusto alla nostra esistenza, è quella che ti aiuta a svegliarti il giorno dopo e ti fa vedere il sole in un giorno di pioggia.

  7. Passiamo a domande meno classiche, leggermente più fantasiose. Possiamo permettercele data la confidenza che nasce dal nostro grado di parentela, e da tante avventure creative condivise. Quale demone o quale angelo guidano la tua mano? E, se sì, accade sempre, o solo in alcuni passaggi?

    L'unico demone che a volte si traveste da angelo, e viceversa, è la fantasia. Quando sono sotto i suoi effluvi mi lascio andare, scrivo e scrivo senza pensarci, perché ne sono posseduto, poi quando realizzo a mente fredda che ho finito, rientro in me ma lascio quasi tutto così com'è, perché la mia parte inconscia ha avuto ancora il sopravvento.

  8. Definiresti la scrittura terapeutica?

         Sicuramente sì. Se non avessi scritto, forse non avrei trovato quella valvola di sfogo, che                         probabilmente avrei trovato altrove. Sì, scrivere fa bene perché distende, dilata il tempo, ci                     impegna a trovare una nostra strada e ci fa conoscere noi stessi.

11.   Cosa consiglieresti ai giovani che vogliono diventare scrittori? Quali le insidie, le trappole,                      pareggiate o meno dalle gioie e soddisfazioni?

       Inutile starci a girare attorno, scrivere è un fatto molto personale, per come la vedo io. Per i                     racconti che scrivevo e che scrivo adesso, è un percorso, un viaggio fantastico in me stesso. So               dove sono partito, ma non so dove mi porta.

12. Come ti vedi da “vecchio e cadente, raccontare a tutta la gente del tuo falso incidente?” (Cit. Un            giorno credi, di E.Bennato).

     Ho passato da tanto l'età per essere un mito od un eroe e quindi mi devo accontentare di diventare           vecchio e cadente...

13.Se dovessi consigliare un ascolto musicale come accompagnamento per le tue opere letterarie, su           cosa cadrebbe la tua playlist ideale?

    Senza dubbio J. S. Bach per Maria e il libro dei tre mondi, e in particolare la Passione secondo             Matteo. Per Variazioni sul tema, potrebbe essere un buon accompagnamento Sympathy for the devil     dei Rolling Stones; e per finire con Ti va di ballare, Lunfardia di Adriano Celentano, specialmente nell'ultimo racconto.

14. Descrivi un tuo rito fantasioso e personale allorchè ti accingi a scrivere. O una piccola mania.

      Non ho riti o gesti scaramantici, per quanto possa sembrare strano. Ho solo bisogno di silenzio, il           più assordante possibile.

15. Scrivere per gli altri, scrivere per sè: dove il confine?

      Il confine si supera quando quello che hai scritto viene letto da altri; da quel momento non ti                  appartiene più. Scrivere è una relazione intima con i propri sentimenti, ma sappiamo anche che chi        scrive, sotto sotto, vuole che gli altri lo leggano.

16. La vena creativa: da cosa nasce? E perché muore?

      A volte basta davvero poco per farla scaturire, è come una passione, arriva d'improvviso, la vivi             finché puoi e poi la lasci morire, perché le passioni troppo lunghe diventano noia.

17. Parlaci dei tuoi progetti futuri, da qui a trent'anni! Indica i links e i contatti di riferimento dove i              lettori possono trovare i tuoi libri.

      Mi piacerebbe ritornare a scrivere, perché c'è sempre un vecchio progetto più e più volte               rimandato, che ogni tanto fa capolino e può darsi che questa sia la volta buona.

      Per coloro che volessero approfondire le tematiche che ho trattato, ecco i link per degli spunti:

      Variazioni sul tema https://www.kimerik.it/libro/1444/variazioni-sul-tema-roberto-vassallo/

      Ti va di ballare: https://tinyurl.com/3ekxuyvc

      Maria e il libro dei tre mondi non è più disponibile nelle librerie, ne posseggo delle copie per chi            volesse leggerlo.

18. Ultima domanda. Noi abbiamo condiviso per diversi anni l'esperienza nella Compagnia Teatrale La        Conchiglia, che ci ha visti creare eventi di ogni sorta, sempre beneficiando della tua disponibilità e        capacità di creatore di siti web, di fotografo, videomaker e pittore. Ricordo la presentazione teatrale       del tuo romanzo Maria e il libro dei tre mondi. Vuoi dirci come hai vissuto, in quanto autore, il               vedere trasposte le tue parole in un'azione scenica? Un'esperienza che consiglieresti?

    Senza dubbio l'esperienza con la Conchiglia, con te, Maury e tutti coloro con cui ho lavorato, mi ha        fatto crescere; il teatro, recitare, leggere i copioni, tutto estremamente esaltante, ma nulla è             paragonabile, a mio parere, a vedere una propria creatura prendere vita, in parole, gesti, musica e danza, per diventare arte fruibile.








venerdì 12 agosto 2022

 



Memorie di una regista scostumata: Attacchi di panico con fantasia (Italian Edition): Scalza, Contessa: 9798843874575: Amazon.com: Books

Le foto pubblicate si riferiscono a due spettacoli significativi che scrissi e diressi nei primi anni 2000: Freddie Mercury, my fairy king, e Gesù. Trasgressione & Spiritualità. Ma la vera spiritualità, non è forse una forma di trasgressione verso ogni dogma e indottrinamento? Gesù non era un ribelle per i suoi tempi? Ascoltare la voce di Freddie, poi, ci trasporta in alto, al di là di etichette e logiche di mercato.

L'Arte stessa, se fatta col cuore, è pura spiritualità...

Ciao ragazzi, oggi sono a segnalarvi il romanzo di Elisa Caccavale, "I FIGLI DEGLI ALTRI", edito da PAV Edizioni. Se andate al li...